In questa sezione cercherò di darvi notizie e rimedi per tutte quelle affezzioni
che danneggiano le nostre piante. Quando possibile saranno presenti foto che riguardano
i malanni e dettagli su gli eventuali prodotti da utilizzare.
Con l'augurio che non vi debbano mai servire.
Gli afidi , conosciuti come "pidocchi delle piante", infestano quasi tutte le
piante ornamentali e non. Gli adulti, grandi circa 3mm, sono ricoperti da un
sottile tegumento di colore giallo chiaro o verde, o grigio, o nero.
Alcune forme sono alate per cui possono migrare da una pianta all'altra,
raggiungendo nuovi ospiti vegetali fino a centinaia di chilometri di distanza.
Le forme non alate (attere) invece, dopo avere perso le ali, concentrano tutte
le loro risorse nella riproduzione, dando così vita in breve tempo a colonie enormi.
Hanno un apparato perforante con il quale si nutrono della linfa delle piante;
contemporaneamente immettono nei tessuti vegetali due tipi di saliva:
una che contiene sostanze coagulanti che isolano gli stiletti boccali dai vegetali
e l'altra, ricca di enzimi, tra i quali c'è un ormone che stimola la crescita dei
tessuti verdi, inducendo così la formazione di malformazioni che servono a proteggere
le colonie e a fornire nutrimento.
La linfa di cui gli Acari si nutrono è ricchissima di zuccheri, il surplus viene
espulso sotto forma di melata, imbrattando così i vegetali di gocce zuccherine.
Si sviluppano così dei funghi saprofiti a micelio scuro, le cosiddette "fumaggini".
Gli Afidi hanno un grande successo evolutivo grazie alla formidabile capacità
riproduttiva e a tutta una serie di astute strategie, come ad esempio la viviparità
e la partenogenesi che consentono il cosiddetto "inscatolamento delle generazioni"
per cui una femmina ha al suo interno figlie già formate che ancor prima di nascere
contengono a loro volta altri embrioni in via di sviluppo. Le neanidi appena partorite
si possono nutrire immediatamente; crescono rapidamente e nel giro di una settimana,
dopo quattro mite, raggiungono lo stadio adulto. Inoltre le femmine possono partorire
da tre a sei neanidi al giorno per diverse settimane.
Il metodo migliore per combattere questi piccoli parassiti è l'immersione:
Bisogna prendere la pianta, vaso compreso, ed immergerla completamente in acqua
(nel caso di galleggiamento utilizzare delle zavorre sul vaso), ovviamente
demineralizzata, per almeno 48 ore. Normalmente questo metodo elimina, per
affogamento, tutta la colonia e non procura nessun danno alla pianta.
Rimanendo nei metodi naturali si possono usare infusi a freddo di aglio e/o ortica:
Prendere 4/5 denti di aglio (spicchi) e/o un bel mazzetto di ortica triturare il
tutto e immergerlo nella solita acqua demineralizzata, dopo alcuni giorni nebulizzare
la pianta la mattina e la sera. Anche questo metodo da ottimi risultati.
Pag.Up
Gli Acari sono degli artropodi della classe degli aracnidi, quindi parenti dei ragni,
di piccole dimensioni forniti di quattro paia di zampe.
Molte specie di Acari sono parassiti di animali (come ad esempio l'Acaro della scabbia)
e di vegetali, che pungono con le appendici boccali, dette CHELICERI,che unendosi e
allungandosi formano un vero e proprio stiletto, svuotando poi le cellule del loro
contenuto.
Come conseguenza si formano soprattutto sulle foglie, delle malformazioni
provocate da sostanze emesse dall'acaro.
Stranemente non tutti gli acari sono dannosi, infatti ne esistono delle specie che
sono predatrici di altri parassiti,tra le loro prede annoverano anche altre specie
di acari.
I sintomi più evidenti dell'attacco da parte delle specie dannose sono costituiti
dall'avvizzimento delle foglie. Un'altro sintomo è una massa farinosa o fioccosa
come protezione delle uova, in genere sulla pagina inferiore delle foglie prodotta
da alcune alcuni specie.
I motodi per combattere gli acari sono gli stessi applicabili agli afidi quindi:
Immersione e Macerata di aglio/ortica.
Normalemnte l'infestazione di questo tipo di parassiti si risolve senza grossi problemi.
Pag.Up
Le specie di cocciniglia sono numerosissime e vano da quelle cotonose a quelle che
vivono e si cibano sotto la superfice del terreno.La caratteristica di questo parassita
è la immobilità.
La femmina si crea una sorta di scudo protettivo ceroso che può avere diverse forme
ma quasi sempre, escludendo la cotonosa, ellissoidali (ricordano anche se di colore
diverso le patelle che troviamo attaccate su gli scogli).
Solamente la femmina, senza ali, risulta dannosa per le piante in quanto il maschio,
fornito di ali, non produce alcun danno.
La coccinigla, parente stretta degli afidi, come il suo esimio cugino si nutre
della linfa delle piante. Più è alto il numero degli esemplari infestanti più diventano
evidenti i danni alla pianta rappresentati da: ingiallimento delle foglie o degli ascidi,
malformazioni, deperimento complessivo, ecc..
Oltre all'immersione, spesso non praticabile se la pianta infestata è di grandi
dimensioni, il metodo migliore è l'asportazione meccanica.
A tal fine si possono utilizzare vari strumenti: Spazzolino da denti a setole morbide
, pinzette, cotton-fioc appena intriso di alcol, ecc..
Si può anche utilizzare, nel caso di attacchi devastanti, l'"olio bianco" che può
risultare dannoso alla pianta, ma come al solito piuttosto che vederla morire vale
la pena rischiare.
Pag.Up
L'agente patogeno di questa malattia è una muffa (a volte troverete scritto fungo
ricordatevi che spesso funghi,muffe e lieviti vengono comunemente assimilati) dal
nome scientifico: Botrytis cinerea.
Anche se non lo sapete quasi sicuramente l'avete già vista, provate a ricordare quando
vi siete scordati un cestino di fragole nel frigo ? E quando lo avete ritrovato i
frutti erano tutti molli e ricoperti da una specie di muffa grigia (che schifo)!!!
Bene, anche se leggermente diversa da quella che potrebbe attaccare le nostre piante
(altra specie della stessa famiglia), quella era botrite. Infatti la Botrite è la
causa maggiore di perdita dei raccolti del gustoso frutto primaverile (oltre che
dell'uva e di tanti altri vegetali).
Considerate che quello che ha fatto alle fragole può farlo alle nostre piante nel
giro di 24 ore!!!
HO ATTIRATO LA VOSTRA ATTENZIONE ???
Penso proprio di SI quindi iniziamo con l'analizzare quale è l'ambiente e le condizioni
ideali per la proliferazione di questa muffa.
I fattori determinanti sono 3:
viene da se che il pericolo maggiore lo corriamo in inverno.L'ideale è prevenire il
suo attacco, ERGO cercare di eliminare i fattori a lei tanto graditi.
Sia di Inverno che d'Estate è buona norma evitare di posizionare le piante in luoghi
dove non c'è circolazione d'aria, anche nel caso di utilizzazione di serra fate in
modo che ci sia sempre un ottimo riciclo dell'aria, utilizando se necessario anche
dei sistemi meccanici (ventole o simili).
Specialmente in Inverno cercate di fornire alla pianta più luce solare diretta possibile,
fate molta attenzione a girare su se stessa la pianta in modo da colpire la Botrite
ovunque tenti di svilupparsi. La botrite come la maggiranza delle muffe e dei funghi
non ha difese contro i raggi ultravioletti che risultano letali.
Per eliminare il freddo si può far poco, a parte l'utilizzo di serre a temperatura, ma
l'esposizione al sole basta ad alzare la temperatura superficiale quanto basta a rendere
la vita difficile alla maledetta.
Le stesse regole per la prevenzione valgono anche quando la pianta è stata già attaccata.
Nel caso di situazione disperata, utilizzate prodotti specifici anti-botrite, cercate
quelli con concentrazione più bassa di componenti e, nel caso di spray, irrorate la
pianta da molta distanza eviterete il pericolo di assiderarla.
L'utilizzazione di questi prodotti risulta l'ultima soluzione in quanto spesso
danneggiano la pianta, ma tra il rischio di danni e la sicurezza di morte...Bhè fate voi.
Le piante che spesso vengono attaccate dalla Botrite sono le Drosere, in particolar modo
le specie che in Inverno riposano in ibernacolo (D.intermedia, D.filiformis, ecc..),
ma nessuna delle nostre piante può ritenersi al sicuro quando la Botrite cerca casa.
Pag.Up
Lo ODIO, o "mal bianco", è un infezione fungina estrmamente pericolosa per le nostre
Piante Carnivore, in particolar modo per il Cephalotus follicularis che ne è
particolarmente soggetto.
Di solito la sua comparsa avviene tra l'inizio della primavera fino alla fine
dell'autunno ovvero quando esistono le condizioni preferite (caldo, umidità, aria ferma)
da questo micelio.
Il sintomo principale della sua presenza, oltre ad un deperimento e dissecamento evidente
della pianta, e uno strato polveroso biancastro sulle foglie della pianta (tipo pandoro).
Quest'ultime prima tendono a cambiare colore scurendosi successivamente seccano, in tempi
non troppo lenti l'infezione porta alla morte della pianta.
Quando ci si accorge della presenza dello iodio si deve passare subito a metodi
anticrittogamici utilizzando prodotti anti-fungini.
Consiglio vivamente lo ZOLFO in polvere bagnabile, non è praticamente tossico;
letale per lo OIDIO; senza effetti collaterali su la pianta !
Si possono anche utilizzare altri prodotti chimici possibilmente NO in formato spray.
Questi prodotti vanno nebulizzati sulla pianta malata avendoli diluiti di un quarto
rispetto alle dosi indicate sulla confezione.
Io ho avuto un buon risultato con un prodotto della GESAL in formato liquido a base
esclusivamente di PROPICONAZOLO diluitissimo e nebulizzato 2 volte al giorno per 3 giorni
consecutivi.
Rimane comunque importante la prevenzione: ricordate che i peggiori nemici dello oidio
sono il sole e la circolazione di aria.....a buon intenditor....
Pag.Up