In questa sezione sono presenti informazioni di carattere tecnico e vario riguardanti il mondo delle piante carnivore.
Normalmente lo Sfagno viene usato secco per addobbare il presepe, ma nelle
torbiere, ambiente originario della maggior parte delle piante carnivore, è
un vegetale omnipresente.
Detto questo viene logico dire che le piante
carnivore vivono e prosperano insieme ad esso.
Ma perchè lo SFAGNO ha la proprietà di far crescere e mantenere in buona salute
le nostre piante ???
I fattori che determinano qusta felice coesistenza sono molti, per prima cosa la
sua presenza occupa l'habitat dei funghi e delle muffe impedendogli di attecchire,
mantiene un umidità elevata per lunghi periodi con il suo effetto spugna, disperde
molto calore quindi è coadiuvante nel raffredamento del vaso durante i periodi più
caldi, abbassa il ph del terreno aumentando l'acidità dello stesso.
Per utilizzarlo bisogna reperire delle fibre di SFAGNO vivo (verde), io le ho
trovate in un negozio che realizzava composizioni floreali, quindi procedere
alla loro moltiplicazione. Personalmente per moltiplicare lo SFAGNO non faccio
altro che prendere le fibre sminuzzarle con una forbice e metterle con una
leggerissima pressione sul substrato (come al solito 50% torba, 50% Perlite),
quindi acqua e sole. Questo metodo ha il vantaggio di creare un tappetino compatto
e livellato.
Questo metodo, oltre che per creare un letto per le nostre talee o per i nostri semi,
si può applicare anche a vasi contenenti piante già sviluppate mettendo le fibre sulla
superfice del terreno, vedrete che questa cura farà un gran bene alle vostre piante.
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A questo tipo di riproduzione si adattano quasi tutte le piante carnivore, con
piccole differenze nel metodo.
Parliamo prima delle DROSERE in quanto meno
complicato, basta perndere una foglia, non secca ovviamente, e poggiare la parte
superiore della stessa sul substrato precedentemente preparato (50% torba, 50% perlite,
se possibile sfagno vivo in superfice), mantenere come il terreno umido , senza eccedere,
e tanta luce e il gioco è fatto!
Dopo alcune settimane vedrete nascere alcune
piccole piantine.
Un pochino più complicato risulta la talea per la DIONEA, preparate il vaso (nursery)
in percedenza (50% torba, 50% perlite, se possibile sfagno vivo in superfice),
attenzione il terreno NON dovrà essere fradicio ma umido pena la macerazione della
nostra talea, prendere una foglia adulta e in salute staccandola alla base, per la
talea serve la parte bianca della foglia che si trova sotto il terreno (meristema).
Per questa operazione potete aiutarvi con una linguetta di plastica (ottimo metodo
Sarrazin) a cui avrete fatto una punta inserendola alla base della foglia e praticando
una pressione decisa avrete la foglia con la parte che ci interessa.
Senza aspettare mettetela per un centimetro sotto il terreno precedentemente preparato.
Ponete il vaso in una posizione illuminata (non sole diretto) mantenendo il terreno umido
(non fradicio) aspettate fintanto che la trappola non comincia ad avvizzire (colorito
giallognolo) e tagliatela all'altezza del picciolo (potete anche toglierla subito).
Se tutto fila liscio dopo circa 3/4 settimane vedrete comparire le piantine, che potrete
dividere e invasare separatamente.
Se durante l'attesa vedrete la foglia diventare nera significa che il terreno è troppo
saturo di acqua, in questo caso difficilmente nascerà qualcosa e dovrete ripetere
l'intera operazione.
Per quanto rigurda la moltiplicazione della PINGUICOLA il metodo è lo stesso della
dionea con l'unica differenza nella quantità di acqua che deve essere maggiore.
Le Talee si effettuano in primavera quando le piante sono nel pieno della fase vegetativa
e quando abbiamo più ore di luce a disposizione.
Potete decidere in percedenza se utilizzare un vaso grande, che sarà di seguito la casa
della nostra pianta, o usare dei vasi molto piccoli per poi, quando la pianta risulta
ben sviluppata, procedere al rinvaso.
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Questo tipo di riproduzione può essere effettuato con tutte le specie di piante carnivore
dato che rappresenta il metodo naturale di propagazione. Mentre alcune richiedono
l'impollinazione da altre unità della stessa specie, alcune come la maggior parte delle
Drosere sono piante AUTOIMPOLLINANTI, cioè non hanno bisogno di ricevere polline da
altre piante, ma i semi da loro prodotti sono utilizzabili senza altra manipolazione.
I semi, di solito piccolissimi, vengonono raccolti dal fiore alla fine del periodo di
fioritura tagliando il fusto dello stesso, e scuotendolo delicatamente su un fogli di
carta bianco.
La semina và attuata mediamente verso la metà di Febbraio (dipende dalla località)ponendo
i semi sul substrato, preparato precedentemente, con o senza sfagno.
La superfice così seminata và protetta dagli agenti atmosferici quali l'acqua piovana
e il vento, si può utilizzare a questo scopo un'intelaiatura di filo di ferro e pellicola
trasparente avendo l'accortezza di praticare dei fori per una corretta areazione.
Il terreno deve essere mantenuto umido ma non eccessivamente fradicio. Dopo poche settimane
vedremo apparire le piantine.
E' opportuno ,dopo qualche altra settimana, eliminare
le piante che risultano più deboli.
Alcune specie di Drosera (Capensis, Spatulata, ecc..) si riproducono con estrema facilità,
mentre per quanto riguarda la Dionea i tempi per poter avere una nuova piantina si
allungano a dei mesi quindi si preferisce riprodurla tramite talea.
Come per il metodo delle talee si può decidere in precedenza se utilizzare un vaso grande,
che sarà di seguito la casa della nostra pianta, o usare dei vasi molto piccoli per poi,
quando la pianta risulta ben sviluppata, procedere al rinvaso.
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Le gemme delle Drosere Pigmee assomigliano ad degli ibernacoli che la pianta produce
(Autunno-Inverno) per garntire la sopravvivenza alla stagione sfavorevole.
Prepariamo il sub-strato con torba e sabbia di quarzo facendo dei strati, partendo dal basso con i
due elemnti in parti uguali, sempre con meno torba bagnando con acqua distillata.
In superfice mettete uno strato leggero di sabbia, ATTENZIONE ho detto uno strato non 2Kg.
Prendete, con uno stuzzicadenti bagnato, le GEMME e con delicatezza mettetele a dimora
con una leggera pressione quindi utilizzando il cellphan da fioraio chiudete il vaso per
aumentare l'umidità.
Acqua distillata come al solito, luce solare e il gioco è fatto, dopo breve tempo vedrete
uscire dalla perlite dei gioelli che con i loro colori, in contrasto con il bianco della
sabbia, vi abbaglieranno come se foste in una piccola miniera di diamanti.
ATTENZIONE sia per la riproduzione che per la coltivazione bisogna ricordarsi che:
Le drosere pigmee vogliano l'umido non il bagnato, quindi sottovaso basso e non affogatele.
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Il terreno da utilizzare per le piante carnivore, data la loro natura, non può essere
uguale a quello usato per le altre piante dato che quest'ultimo risulta troppo ricco
di elementi fertilizzanti.
L'habitat della maggior parte delle piante carnivore è la
TORBIERA, con questo termine si intende un ambiente, nato nel corso di secoli, paludoso
formato dalla disgregazione organica di elementi vegetali, sopratutto sfagno, e che per
sua natura ha una acidità elevata e praticamente assenza di elementi azotati.
Detto
questo è chiaro che dobbiamo riprodurre la stessa situazione per permettere allae nostre
piante di sopravivere e prosperare.
Passiamo ora ad analizzare le regole che ci
permettono di acquistare una torba adatta alle piante carnivore.
Spesso la torba che
si trova in commercio è adatta alla coltivazione delle orchidee o di altre piante
saprofite e risulterebbe non adatta ai nostri scopi, quindi all'atto dell'acquisto bisogna
fare attenzione ai seguenti indici riportati sulle confezioni:
L'altro componente del nostro terriccio è la PERLITE minerale vulcanico che spesso si può
osservare nei vasi molto simile al polistirolo.
Questo materiale estremamente
leggero, usato anche nell'edilizia, risulta chimicamente inerte e mescolato alla TORBA
in parti uguali evitera che il sub-strato diventi asfittico (mancanza di ossigeno) e
troppo compatto.
La PERLITE non risulta facile da trovare, spesso è reperibile
presso i consorzi agrari, non è consigliato utilizzare la PERLITE per edilizia avendo
cartteristiche differenti da quella per la coltivazione.
ATTENZIONE sia la
torba secca che la perlite hanno una leggera tossicità, è quindi consigliato quando
si maneggiano di usare dei guanti e sarebbe opportuno, specialmente quando sono asciutte,
maneggiarle all'aperto evitando di creare nuvole di polvere volatile.
Per preparare il sub-strato per le nostre affamate amiche bisogna mescolare la TORBA e
la PERLITE in quantità uguali (50%,50%) qundi bagnare, con acqua demineralizzata, il
composto e lasciarlo riposare per alcune ore, quindi strizzarlo e metterlo nel
vaso SENZA premerlo.
Un metodo per sapere dove poter acquistare la perlite da coltivazione, venduta con nomi d
ifferenti AGRIPERLITE, AGRILIT, ecc., è quello di telefonare direttamente alla ditte
produttrici per avere il recapito del rivenditore più vicino di seguito i recapiti di
alcune di esse:
Agrimport S.p.a (Bolzano) - 0471/976598
Perlite Italiana s.r.l. (Milano)- 02/4474141.
Nel caso delle SARRACENIE si può aggiungere un pizzico di VERMICULITE un elemento ricco
di sali metallici utili alla pianta per la creazione degli ascidi, anche questo elemento
e difficile da trovare, potete cercarlo presso in consorzi agrari della vostra zona.
Nella pagina "InfoRoma" di questo sito sono presenti i riferimenti di alcuni rivenditori
di MATERIALI nella zona di ROMA.
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Con il idrovasi si indicano i vasi utilizzati per le colture idroponiche (solo acqua,
niente terra), nel nosstro caso possono essere usati con successo per la coltivazione
delle nostre piante, dato che hanno bisogno di un grande apporto di acqua.
Questi vasi in sintesi sono formati da 2 vasi di grandezza differente uno dentro l'altro
in modo da creare un intercapedine fra i due dove versare l'acqua.
La loro reperibilità risulta molto difficoltosa, e comunque a prezzi assurdi, ma con un
poco di ingegno possiamo costruirceli da soli.
Dunque i materiali di cui abbiamo bisogno sono:
Prendente il vaso più grande e dall'interno turate i buchi con il nastro adesivo, quindi
con la pistola a caldo dalla parte esterna chiudete gli stessi, prima di incollare è
opportuno raschiare un pochino intorno ai buchi per favorire la presa della colla.
Lasciare che la colla asciughi, diventa opaca, quindi togliere il nastro adesivo, riempire
il vaso d'acqua, metterlo su un giornale (così evitiamo urla da parte di mogli, madri,
sorelle, ecc..) e lasciatelo là per una notte per verificare che l'acqua non esca.
OK ! andiamo avanti, invasare la pianta nel vaso più piccolo, con il solito substrato di
cui sopra, e dopo aver svuotato il vaso più grande mettere quello più piccolo al suo
interno (mamma mio che gioco di parole).
Ora controllate che il vaso più piccolo sia a filo del vaso più grande, probabilmente non
lo sarà, prendete il sottovaso e mettetelo girato sul fondo del vaso più grande (ovviamente
prima togliete la pianta !!) e rimettete la pianta all'interno, i vasi dovrebbero essere
a filo, o al massimo quello piccolo dovrebbe sporgere di un pò.
Non resta che riempire l'intercapidine con la nostra acqua distillata e il gioco e fatto!
I vantaggi degli idrovasi sono il risparmio di acqua e la possibilità di mantenere il
livello idrico molto alto sopratutto nei mesi più caldi.
Ah!! dimenticavo, io uso i vasi senza bordo perchè usando quelli con il bordo bisogna
utilizzare un galleggiante per controllare il livello dell'acqua e bisogna rabboccare
direttamente sul substrato usando molta attenzione per non creare fosse e pozzanghere,
mmmmmh troppe complicazioni.
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Ovviamente non stiamo parlando di come attrezzarsi per l'attraversata dell'oceano stile
Robinson Crusue, ma di un sistema, semplice e geniale, per fornire alle nostre piante
acqua di abbondanza anche quando andiamo in vacanza.
Quest'idea proveniente da un passa-parola in rete risolve il problema del rifornimento
idrico necessario alle nostre piante, sopratutto durante i periodi caldi.
I materiali per realizzare questo marchingegno sono:
Sagomare con il taglierino il foglio di polistirolo in modo che entri il più possibile
perfettamente nel contenitore di plastica, cercando di non lasciare spazi tra esso e le
pareti.
Fare dei buchi nel polistirolo in modo che mettendoci i nostri vasi sporgano almeno 5cm
degli stessi, è un buco più piccolo di lato.
Penso che già vi sia chiaro cosa fare ora, mettete i vasi nei buchi, mettete il
polistirolo nel contenitore, e cominciate a versare l'acqua demineralizzata attraverso
il buco più piccolo finche il polistirolo (e i vasi) non arrivera al bordo del contenitore.
Per equilibrare la ZATTERA bastera mettere dei sassi su di essa in modo da equilibrarla ed
il gioco e fatto.
In questo modo le nostre piante hanno a disposizione tutta l'acqua che vogliono
(anche quando non ci siamo), e basterà rabboccare quando il livello si sarà abbssato
troppo.
E' ovvio che la capienza del contenitore determina il periodo di tempo in cui
noi possiamo non preuccuparci di rabboccare lo stesso.
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