In questa sezione sono presentate le notizie interessanti, e a volte strane, reperite
da varie fonti (Internet, libri, giornali, amici, ecc..).
Quindi se avete qualsiasi notizia interessante comunicatemela per pubblicarla.
Spesso vi sarete chiesti perchè un insetto attirato dal colore rosso dei lobi delle
trappole della Dionea Muscipula dovrebbe andare a curiosare all'interno delle stesse??
Ebbene la furba pianta alla base di ogni "dente" produce un liquido zuccherino molto
gradito dagli insetti.
Non basta, la quantità di liquido prodotto all'esterno della
trappola e molto inferiore alla quantità interna, quindi l'insetto dopo aver fatto
"antipasto" sulla parte esterna delle foglie tende a passare al piatto forte all'interno
senza sapere che è lui in realtà la portata pricipale.
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Le trappole della Dionea muscipula catturano la
preda con un movimento di 0.5 secondi dei due lobi uniti lungo la lama della foglia.
La trappola, lunga 4cm, assomiglia ad una cella di prigione, con spine per sbarre. Dopo
la chiusura, la povera vittima non ha nessuna opportunità di fuga.
La chiusura di trappola è provocata dalla stimolazione delle spine-grilletto
all'interno della trappola.
Questi spine-grilletto sono protette dalla trappola, per evitare chisure accidentali
provocate dalla pioggia o da altri eventi atmosferici.
La Dionea cambia tipo di produzione delle foglie a seconda della stagione:
In inverno per diminuire l'evaporazione produce foglie radenti il terreno;
In estate le foglie cresceranno verso l'alto per la ragione inversa.
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La Drosera rotundifolia, presente anche in Italia
come specie autoctona nella zona di Trento, viene usata in medicina per curare la
Per-tosse (Tosse Convulsa) avendo effetti lenitivi degli spasmi provocati da questa
malattia esentematica.
Inoltre il suo utilizzo medico si estende anche nel campo dell'omeopatia utilizzata
per curare le fobie di persecuzione notturne e la sensazione di solitudine nelle ore buie.
Certamente qualità poco conosciute di questa pianta dichiarata protetta sul nostro
territorio.
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Sono esempio della fantasia della natura ?? pensate le trappole dell'Utricolaria, utriculi appunto,
sembrano delle piccole vesciche che la pianta mantiene gonfie di aria, quando un insetto
acquatico, di solito piccolissimi, stimola uno dei peli sensoriali accanto alla pianta
la trappola apre una porticina e dato che l'acqua viene velocemente (si parla di decimi
di secondo) viene risucchiata all'interno insieme ad essa viene catturato l'insetto.
Quindi la pianta lentamente procede alla digestione dello stesso ormai morto all'interno
della trappola.
Solo la natura poteva creare un sistema così complesso e allo stesso tempo di una
semplicità disarmante.
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L'acido gibberellico e' un composto organico che nei semi ha la funzione di "segnalatore"
e "attivatore" di tutta una serie di accadimenti cellulari che in breve portano alla
"germinazione".
Normalmente la cascata di segnali biochimici che porta alla germinazione e' endogena
(interna al seme) e viene scatenata da particolari condizioni (climatiche, di luce,
temperatura, umidita', e mille altre) - ma si puo' "emulare" la cosa facendo partire
questo segnale da fuori, appunto immergendo i semi per un certo periodo in una soluzione
contenente acido gibberellico.
Purtroppo mentre le cellule hanno delle misure estremamente precise sulla quantita' e
sul momento del rilascio di ogni segnale biochimico, che deve avere assolutamente una
certa, prestabilita durata, intensita' e persistenza, fornendolo da fuori a casaccio
indubbiamente si eccede, in quantita', in tempo, in durata, in persistenza.
Il risultato e' che, si, funziona, ma poi spesso e volentieri si ottengono plantule con
un equilibrio interno molto spostato, esageratamente allungate, o con radichette
piccole, o altro... la germinazione c'e' - ma spesso le piante hanno una resistenza/vitalita'
a lungo termine inferiore alle piante germinate naturalmente... per questo si cerca sempre
di trovare quale sia il "blocco" dei semi e vincerlo con metodi naturali (stratificazione/incendi...).
Il discorso e' un po' questo: un dentista con un trapanino elettronico, e massima
attenzione, riesce a toglierti la carie senza problemi. Lui sa come, quando, quanto e
fa un bel lavoro.
Pensate ora a un osservatore esterno che dica "ah, cosi' funziona, una roba a trapano,
in bocca, e via" - prende un trapano "Black & Decker" e inizia a ravanare in bocca
su tutti i denti - si, la carie tecnicamente te la toglie, ma....
(Fabio d'Alessi)
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Per misurare il livello dell'acqua negli idrovasi fatti in casa (vedi sezione 'infoVarie')
io utilizzo un galleggiante da pesca.
Si, si avete capito bene un galleggiante da pesca per la precisione da "Pesca all'inglese",
alcuni galleggianti per questa pesca si chiamano "INSERT" e sono praticamente come
delle 'matite', inoltre esistono anche già piombati in fondo con una parte in ottone
(quindi non dannosa per le piante) che li fanno stare ben dritti.
Esistono di varie lunghezze e colori e il loro costo è più che accettabile.
Per risolvere i problemi a volte basta un pò di fantasia.
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Sono il metodo che utilizzano le Sarracenie i tempo di carestia ?
Nei periodi in cui scarseggiano gli insetti, spesso le Sarracenie producono delle
trappole (che trappole non sono) che sembrano malformate.
Ma se il loro aspetto assomiglia ad una vela più o meno sviluppata senza "imbuto" non
è una malformazione ma un foglia, che grazie alla maggiore superfice, che permette
alla pianta di realizzare la fotositesi clorofilliana.
Tutte le piante per vivere utilizzano la fotosintesi per creare zuccheri (leggi energia)
necessari alla loro sopravvivenza e sviluppo, le piante carnivore non sono eccezioni
ma piante a tutti gli effetti, quindi in particolari condizioni (carenza di insetti)
mettono come prioritaria per la propria sopravivenza proprio la fotosintesi.
Dato che la produzione di ascidi comporta un enorme dispendio di energia (nettare, cere
, odori, colori, ecc.) quando gli elementi energetici dati dalle prede mancano la pianta
impegna le energie residue per favorire almeno la produzione di zuccheri semplici.
Quindi se notate che la vostra sarracenie sta alzando le vele non preuccupatevi non
sta allenandosi per partecipare all'American's Cup, ma sta cercando di sopravvivere
alla carestia di "PAPPA".
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Si usa un DIAPASON, si proprio il diapason lo strumento che serve per accodare gli
strumenti musicali.
Si percuote su qualcosa di metallico, quindi si avvicinano le due estremità, mentre
vibrano, al fiore che come per magia rilascera il polline sui petali sottostanti.
Raccolto il polline con un pennelino si può procedere all'impollinazione.
Certo non c'è che dire proprio un fiore armonioso non vi pare ?
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Per avere un alimentatore che non pesi diversi Kg e che non riscaldi come un
forno si possono usare le lampadine a basso consumo.
Bene chi si occupa di acquariologia lo sa gia, per chi non lo sapesse vi
propongo un metodo economico su come sostituire questi alimentatori con
quelli elettronici... Vantaggi?? la lampada si accende immediatamente senza
lo sfarfallio iniziale, si surriscalda meno, gli alimentatori non scaldano,
pesano qualche grammo e sono piccolissimi rispetto agli altri!
Ecco come fare:
Andate in un supermercato e comprate delle lampade a consumo
energetico, le più economiche, tanto le dobbiamo distruggere ;-) e con il
vattaggio il più vicino possibile ai nostri neon (meglio in più che in meno)
staccate la parte con la lampadina dal resto, sotto la lampadina troverete
una scheda con vari chip, rimuovetela con attenzione, stando attenti a i due
fili che la collegano alla porzione che si avvita al portalampada: questo è
il nostro ALIMENTATORE!?!
Il collegamento è semplice i due fili sono quelli che si collegano
direttamente alla 220W mentre i quattro collegamenti posti sulla scheda sono
quelli che vanno al neon; solitamente (meglio se controllate guardando la
lampada originale) i due esterni vanno collegati ai due poli opposti idem i
due interni...
a parole è un po difficile spiegarsi comunque per fare un esempio; l'attacco sulla
scheda posto più a destra e quello più a sinistra vanno collegati rispettivamente
sul pin del neon posto più anteriormente di destra e di sinistra, mentre quelli
sulla scheda posti al centro vanno collegati con i pin più posteriori uno a desta e
uno a sinistra,(ancora,per farmi capire,i due attacchi esterni si collegano ai fili
su cui prima era attaccato lo starter mentre quelli più interni ai fili su cui era
attaccato il filo della rete domestica e quello proveniente dal trasformatore, ma
si puo fare benisssimo il contrario, la regola sta nell'accoppiamento esterni con
esterni e interni con interni)
Ahhhh PERICOLO DI FOLGORAZIONE!!!!!! quindi occhio!!!!
(Ognuno realizza il presente progetto a proprio rischio e pericolo ed il sottoscritto
non può essere ritenuto responsabile in nessun modo )
Per ulteriori info
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Alta circa due metri, con foglie munite di appiccicosissimi peli, la Roridula è infatti
una temibile pianta carnivora, che cresce in Sudafrica, e che non lascia scampo agli
insetti che la visitano. Tanto che gli abitanti del luogo la coltivano per tenere lontane
le mosche.
Tuttavia, il vero killer dei malcapitati non è la pianta, ma un insetto che attacca le
prede intrappolate nelle foglie e le uccide, risucchiandone il contenuto, e cedendo
parte del suo pasto alla Roridula.
Un perfetto esempio di simbiosi, e un enigma risolto. Infatti, la presenza del
insetto, battezzato "Pameridea roridulae", è stata rivelata solo recentemente da un
gruppo di ricercatori dell'Università di Città del Capo, guidati dai botanici Alan Ellis
e Jeremy Migdley.
Prima di allora il pasto della Roridula, identificata per la prima volta da Charles Darwin
più di centoventi anni fa, era avvolto nel mistero in quanto - questo era il problema - le
sue cellule non contengono, nè secernono, gli enzimi adatti alla digestione degli insetti.
La pianta si serve del microscopico simbionte come di uno stomaco supplementare e, a sua
volta, l'insetto ha il vantaggio, non irrilevante, di trovare sempre un'abbondante cena
in tavola senza dover compiere alcuno sforzo per procacciarsi le prede.
Come faccia il piccolo ospite dalle lunghissime zampe a non rimanere a sua volta
intrappolato fra gli appiccicosi peli delle foglie, resta invece tuttora da chiarire.
Così come da chiarire rimangono anche i meccanismi evolutivi che hanno permesso
l'instaurarsi di una simbiosi così particolare, fra un insetto ed una pianta carnivora,
che tuttavia potrebbe non rappresentare un caso isolato nel regno dei viventi. Infatti
la scoperta del gruppo sudafricano pone la Roridula in una particolare posizione nel
mondo vegetale; essa rappresenta una nuova classe di piante carnivore che potrebbe
comprendere altre specie, fra cui il tabacco e la petunia, che sono pure dotate di
appiccicosi peli sulle foglie, ma che assorbono il nutrimento dalle radici.
Secondo Jeremy Midgley, nell'evoluzione del regno vegetale questa nuova classe di piante
semi-carnivore potrebbe rappresentare l'anello di congiunzione fra le più comuni piante
che assorbono sali minerali dal terreno e quelle, più voraci, che si nutrono di insetti.
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La patina bianca e' al 95% oidio. Per "oidio" s'intende una patologia causata da un
ascomiceta, un fungo imperfetto - in particolare qui appartenente indovina un po' a
che genere? Oidium [che fantasia].
Ok, nel mondo delle piante carnivore l'oidio e' una cosa misteriosa che si dice attacchi
il Cephalotus e si suggerisce, correttamente, una bella bomba di sole.
L'oidio non e' nato nel 1969 con la scoperta della Luna, ma girellava per il pianeta
sin dai millenni passati - e gli uomini come facevano quando ancora la Bayer non esisteva?
D'estate usavano il sole, come noi, ma d'inverno? Eppure lo combattevano bene anche e
soprattutto d'inverno quando le muffe potevano distruggere raccolti, semi, frutta secca
, ecc. - perche' oltre alla Bayer non esistevano nemmeno i frigoriferi.
Adesso la parte terrificante: se ci dimentichiamo delle piante carnivore in molti altri
campi orticoli l'oidio e' poco temuto perche' si stecca con un rimedio immediato, facile
e poco costoso, che e' esattamente come lo si steccava centianaia di anni fa : una bella
spruzzata di (sottovoce) (ancora piu' sottovoce) (sss) zolfo... gia'... zolfo, zolfo
semplice. ZOLFO oddio quello di Satana? Si. Quello.
Anni fa ad esempio leggendo un libro su altre piante mi era venuta quest'idea dello
zolfo e mi ero chiesto come mai non si citi e non si usi con le carnivore. Boh!. Mistero.
Mi son detto "gli fara' male". Ma non mi son troppo convinto. Certi tarli ti rosicano il cervello (quel poco che trovano).
Cosi' consultando le risorse online al dipartimento di Biologia ho visto che esistono
moltissimi studi scientifici condotti in laboratorio che dimostrano che molte piante
riescono "assorbire" lo zolfo tramite le radici e anzi lo zolfo semplice, inorganico e'
importantissimo per la costruzione delle cosiddette "fitoalessine", delle molecole che
danno enorme resistenza alle piante di fronte indovinate un po' a cosa? Proprio alle
aggressioni fungine - Quindi in teoria lo zolfo dovrebbe essere un elemento chiave in
positivo,ammazza i funghi, viene assimilato dalle piante e le rende a loro volta
fungo-resistenti... boh.
E perche' non si usa con le carnivore? Boh!
Cosi', gia' da un po', zitto zitto mi son messo a usarlo sulle mie piante. Si trova
in vendita in polverina bagnabile che costa poco o niente. Io lo uso d'inverno come
cura preventiva e ne prendo un chilo a 4 euro. Io coltivo di tutto e lo zolfo lo uso
senza problemi senza effetti nocivi per me, per il cane, per le piante.
A prima vista par davvero una cosa buona, ma al solito, boh, non ne parla nessuno
nemmeno tra i big, quindi mi son detto "fara' danni forse io non me ne sono accorto".
Come tutti gli inverni, nei giorni scorsi stavo facendo il trattamento a zolfo
rinvasando un po' di sarracenie e mi chiedevo "boh chissa' perche' nel mondo delle
carnivore non si cita mai lo zolfo, io lo uso ma nessuno lo usa, boh forse sbaglio
ma non mi ha mai dato problemi" e ne parlavo con Phil Wilson che mi risponde
"infatti anch'io non l'ho mai capito perche' non se ne parla spesso ma lo uso sempre
e me ne frego" - infatti. Io lo uso su parecchie piante e male non fa - e di oidio
non ne ho visto da secoli - ormai non so nemmeno com'e'fatto l'oidio (e non e' l'unico
fungo che e' sparito dalla mia collezione).
Pero', sempre parlando con Phil, gli chiedevo "secondo te perche' se ne parla cosi'
poco? sara' tossico?" lui "tradizione?" - "boh". "Ma alle tue piante ha mai fatto male?"
- "mai e alle tue?" - "neanche" - "e l'oidio?" - "oidio? cos'e'?" - :-) Boh.
Quindi Salvatore, boh, per me e' innocuo ed anzi fa benissimo... ma non mi prendo
responsabilita'... se volete provarlo e' a vostro rischio - non so se possa far male
, anzi, ma una cosa di certo la so: all'oidio fa *malisssssssssssssssimo*.
Se quello e' oidio, fagli una sorpresina con una spruzzatina di
zolfetto dell'amore. Vedrai che gradira' ;-)
(Fabio d'Alessi)
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